Internet non esiste. Forse esisteva solo fino a poco tempo fa, ma ora rimane come una sfocatura, una nuvola, un amico, una data di scadenza, un reindirizzamento o un 404. Se mai esistesse non potremmo vederlo1

Internet non esiste?
Sicuramente non materialmente, ma virtualmente si, anche se in modo molto differente da come era stato progettato. Ormai è completamente sorvegliato, monopolizzato e “sterilizzato” dal mercato e dai governi. Perciò, se mai internet fosse stato vivo, ora non sarebbe morto ma bensì un non-morto, uno zombie, esattamente come chi lo abita.

Il web libero e aperto sta affrontando enormi sfide. La metà della popolazione mondiale non riesce ancora a connettersi. Per l'altra metà, i vantaggi innegabili del web sembrano essere legati a troppi rischi inaccettabili: per la nostra privacy, per la nostra democrazia, persino per la nostra salute mentale.
#ForTheWeb è una campagna globale composta da persone come te, unite per convincere governi, aziende e pubblico a difendere un web libero, aperto e sicuro a vantaggio di tutti.
Ti unirai a noi per combattere #ForTheWeb? 2

L’hashtag ForTheWeb è stato lanciato a novembre del 2018 al Web Summit da Tim Berners Lee.
Il fondatore del World Wide Web, o meglio il liberatore, ha lanciato un grido d’aiuto nella speranza che la sua creatura venga salvata dall’abisso in cui sta precipitando. Questo messaggio mira a portare alla luce due differenti problemi che stanno corrompendo la rete globale: l’accesso e il controllo.
A differenza di internet, nato in precedenza sotto forma di molteplici reti diverse, chiuse e limitate a determinati ambienti, spesso militari o accademici, il progetto di Berners Lee aveva come scopo principale l’uniformazione degli standard e l’accesso sia ai contenuti che alla possibilità di crearne di ulteriori. Per questo motivo il web presentava un linguaggio comune (HTML), un indirizzo comune (URI) e un protocollo di trasferimento comune (HTTP).
Nato nel mondo accademico del CERN e liberato e donato al mondo nell’aprile del 1993, il Web è cambiato tantissimo in meno di trent’anni e sicuramente, almeno in parte, non nel modo sperato. Lee aveva in mente ben altro futuro per la sua invenzione considerando che la stessa è stata rilasciata in modo completamente aperto e libero.

Se fosse stata una tecnologia proprietaria nel mio controllo totale, probabilmente non avrebbe funzionato. Non si può proporre qualcosa come uno spazio universale e allo stesso tempo mantenere il controllo su di essa. 3

Il processo capitalista che si è legato al mondo del web ha avuto sicuramente altre visioni: il web è diventato la base di tutte le aziende nate negli ultimi anni. Se alla distribuzione si affianca la produzione di nuove merci, i Big Data di cui abbiamo già parlato in precedenza, possiamo interpretare il web come la sede del capitalismo più potente, o quantomeno con maggior capitale. Contemporaneamente lo stesso strumento ha anche numerose altre accezioni, positive e negative. La cultura si muove sulle onde di internet, come anche la“dis”informazione e a tal proposito si necessita l’apertura di una spinosa parentesi: da dove deriva la cosiddetta fake news?
La condivisione di tali false informazioni deriva molto probabilmente da una perdita di coscienza nell’ambito della ricerca delle fonti, più che da una fede totale nello strumento web. Spaventa a questo proposito vedere come scrittori facenti parte di autoproclamate “elite intellettuali” possano scegliere di eliminare deliberatamente l’accesso alle fonti delle loro informazioni. L’esempio che voglio citare è quello di Baricco che all’interno del suo saggio “The Game”, libro che si può porre come saggio divulgativo sulla storia della rivoluzione digitale, ha deciso di non inserire nessun riferimento o nota sulle fonti da cui ha ricavato numeri e informazioni, né attraverso note nel testo ma neppure attraverso bibliografie minime. Leggendo questo libro, che fra l’altro contiene imprecisioni notevoli a livello tecnico e soprattutto visioni soggettive molto esplicite, ci rendiamo conto che quello della Fake News non è nient’altro che un derivato di una cultura di massa che ha deliberatamente escluso le sue fonti per poter eliminare un contraddittorio, e in questo caso mi riferisco alla televisione prima ancora che a Baricco.

Oltre al contenuto ormai in parte corroso, l’altro problema riguarda la diffusione della rete molto popolare nell’occidente ma ben poco accessibile, sia per la disponibilità delle strutture che per i suoi costi, in altre parti del mondo. Una possibilità d’accesso globale potrebbe davvero creare uno strumento più equo?
Sicuramente potrebbe in qualche modo appianare alcuni fra i divari, rendere accessibile la rete significa creare una possibilità anche se c’è sicuramente bisogno di una cultura del web che ad oggi manca anche nella gran parte dei paesi che già lo utilizzano.
Un altro elemento a garanzia di un Web sano è la sua neutralità.
La net neutrality è un elemento fondamentale per creare una rete orizzontale e si basa sulla possibilità per i provider di bloccare o rallentare il caricamento di particolari siti web o servizi online. La conseguenza di una mancanza di neutralità della rete potrebbe comportare una seria minaccia per quei siti che non hanno fini economici, in quanto esterni al mercato, o anche per quei siti scomodi ai governi che potrebbero ricattare le aziende fornitrici dei servizi. Dall’11 giugno 2018 gli Stati Uniti hanno abrogato la Net Neutrality creando un precedente importante nel cosiddetto “mondo democratico”.
Tim Berners Lee ha lanciato l’hashtag Fortheweb per proporre un contratto (contratto per il web) da sottoporre a cittadini, governi e aziende portando come principi chiave l’accessibilità (strumentale ed economica), la sicurezza ed accoglienza per chi naviga e la responsabilizzazione dell’utente spiegati nel report “The case #fortheweb”.
Anche realtà come Mozilla sono impegnate nel migliorare le condizioni della rete, con un progetto chiamato Internet Health Report che si occupa di informare gli utenti rispetto ai reali rischi legati alla navigazione e fornendo avvisi utili ad evitare i problemi, ma anche con altri progetti collaterali aperti alla collaborazione comune, come ad esempio il progetto Common Voice, un progetto di riconoscimento vocale aperto e trasparente che permette, attraverso la raccolta delle voci degli utenti che si prestano in modo consapevole, di avere un database di voci umane senza licenza per la sperimentazione tecnologica degli sviluppatori.

Internet è uno spazio relazionale ambivalente, si configura al tempo stesso come strumento per la sperimentazione di identità e di relazioni, e come un luogo di controllo e di normalizzazione. 4

Proprio grazie alla sua ambivalenza, merita si essere salvato dallo sfruttamento economico e governativo, perchè, per quanto sia peggiorato e possa ancora peggiorare, Internet rimane ancora uno degli strumenti potenzialmente più importanti per un vero cambio della società.

1 E-flux Journal, The Internet does not exist, Stemberg Press, Berlin, 2015, pag. 5

2 Cfr. ForTheWeb

3 Cfr. Tim Berners Lee

4 Cossutta, Greco, Mainardi, Voli, Smagliature digitali. Corpi, generi e tecnologie, Agenzia X, 2018, pag.17.

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