Il termine “Cyborg” nasce nel 1960 nell’ambito di ricerche mediche e bioniche svolte all’interno della NASA, finalizzate al potenziamento dell’essere umano per renderlo in grado di affrontare l’esplorazione spaziale. La parola è la combinazione dei termini “organismo” e “cibernetico” e indica il miscuglio di carne e tecnologia.
La parola “cibernetico” è stata inventata nel 1947 per indicare la scienza delle macchine, con lo scopo di studiare l’interazione tra umani e macchine tramite il meccanismo del feedback.
Ma l’idea del cyborg, o più genericamente, dell’organismo creato o modificato dall’uomo, trova riscontro, nel mondo della letteratura moderna, già attraverso il libro “Frankenstein o il moderno prometeo” del 1818.
Gli organismi modificati sono moderni quanto la medicina, o meglio la chirurgia, ma il passaggio a cibernetico risale all’utilizzo e sfruttamento delle nuove tecnologie.

La tecnologia è figlia di un’attività umana, e come tale non é causa, ma sintomo eclatante, elemento mediatore, simbolo della trasformazione che ci avvolge.1

Attraverso la tecnologia l’uomo si trasforma in Dio, o quantomeno per un momento ne prende il posto. Una delle possibili cause di perdita della fede, in Dio ma anche nel Grande Altro, risale proprio nella capacità dell’uomo, attraverso l’utilizzo della tecnologia, di sostituirsi ad esso.
L’unico Grande Altro in cui riporre la nostra fiducia, se non addirittura fede (spesso la differenza è davvero minima) è l’assistente virtuale che ci aiuta a svolgere tutte quelle attività quotidiane che prima potevamo finalizzare in maniera autonoma.
L’elemento che ancora sembra mancare a queste piccole AI, oltre al senso dell’umorismo, è la comprensione del loro proprietario, cioè il saper leggere nel pensiero, o quantomeno anticipare bisogni e desideri, ma anche su questo le case di produzione sono attualmente al lavoro.
A questo proposito fa riflettere una puntata di Black Mirror, l’episodio di Natale, in cui gli assistenti casalinghi vengono creati attraverso un processo di clonazione della mente del loro futuro utilizzatore in una sorta di AI su misura dell’utente. Ovviamente, oltre a sapere le necessità del loro proprietario, ne portano anche il peso dei sentimenti fino a porre il grande problema etico della schiavitù, tema fra l’altro ripreso in maniera centrale dal altre due serie contemporanee Humans e Westworld.

Se con il mostro di Frankenstein e con i robot di R.U.R. si esprimevano lo stupore e l’inquietudine nel vedere nascere sentimenti e aspirazioni “troppo umane” nei corpi artificiali di creature doppie, ma comunque distinte rispetto all’uomo, oggi si pone il problema, ancora più enigmatico, di comprendere e classificare una creatura in cui corpo dell’uomo e corpo della macchina si presentano inestricabilmente intrecciati. 2

Man mano che le capacità dell’AI vengono ampliate (attualmente il settore AI, insieme ai BigData, è uno dei settori maggiormente finanziati) e che l’uomo si trasforma in cyborg (anche se non comprendiamo all’interno di noi il cibernetico ne siamo schiavi in senso sempre più “organico”), aumenta anche il grande interrogativo filosofico etico sul confine fra uomo e macchina. E soprattutto viene da chiedersi, quale sarà il primo vero ibrido? La macchina umanizzata o l’essere umano macchinizzato? Sicuramente dal punto di vista aziendale e tecnologico le due ipotesi stanno venendo entrambe ben sviluppate.
Ma la tecnologia oltre a trovarsi all’interno o nella prossemica del corpo viene anche utilizzata per la sua analisi, andando a modificare i rapporti dell’individuo con la società fino a rientrare nel macro concetto di biopolitica.

Il cyborg è una sorta di sé postmoderno collettivo e personale, disassemblato e riassemblato. (...) Le tecnologie della comunicazione e le biotecnologie sono gli strumenti principali per ricostruire i nostri corpi.3

Le tecnologie intese come strumenti, per Haraway, sono un nodo centrale, ma una in particolare l’affascina più delle altre: l’ecografia.
Questo strumento, nato come molti in ambito militare, attualmente è principalmente dedito al monitoraggio dei feti diventando un fondamentale passaggio nella medicalizzazione della gravidanza. Proprio in questo contesto Haraway nota il temibile incontro fra patriarcato e biopolitica, la visione dell’immagine del feto rende la donna madre più della gravidanza stessa.
Il documentario americano “The Silent Scream” sfrutta perfettamente questa teoria, utilizzando proprio l’ecografia per raccontare l’aborto di un feto di venti settimane, sostenendo di portare allo spettatore il punto di vista della “vittima”, ma è importante notare come il presentatore sia costretto a spiegare l’immagine del feto, mostrando dove sono presenti i vari organi (occhi, bocca,...), per umanizzare l’immagine ad ultrasuoni.

Ancora più dematerializzati sono gli onnipresenti software che oggi registrano le funzioni corporee. Le applicazioni per il ciclo mestruale e l’ovulazione come Clue – oltre all’assunzione di ormoni farmaceutici tramite pillola contraccettiva, impianti, iniezioni o dispositivi intrauterini – contribuiscono ulteriormente all’autogestione del comportamento e delle funzioni corporee.4

La possibilità di monitorare e gestire il proprio corpo in maniera tecnologica, oggi non passa solo da dispositivi inseriti nel corpo ma può basarsi su strumenti meno invasivi come i wearable, accessori tecnologici indossabili che monitorano il corpo del proprietario e creano dati rispetto allo stile di vita, il sonno, ma anche la capacità riproduttiva. Ovviamente tali dispositivi si appoggiano ad applicazioni smartphone capaci di rendere utilizzabili i dati risultanti.
Non siamo ancora Cyborg ma dall’extra corporeo all’intra manca un attimo e a questo proposito sarebbe utile interrogarsi sulla fecondazione assistita, non solo in un’ottica etica o estinzionista, ma anche in una visione di interferenza tecnologica e azione biopolitica. Apple e Facebook si sono dimostrate molto attente alla questione rassicurando le proprie dipendenti donne attraverso il congelamento, a carico dell’azienda, dei loro ovuli, per permettere gravidanze in età matura. Lo scopo di simili politiche porta il Capitalismo a nuovi livelli, si richiede che la propria vita, nel senso biologico e fisico, venga messa da parte per i bisogni aziendali ma senza rinunciare alla continuazione della specie, che serve al Capitale stesso.

1 Antonio Caronia, Il Cyborg, saggio sull’uomo artificiale, Edizioni Theoria, Roma-Napoli,1985, pag.8.

2 Antonio Caronia, Il Cyborg, saggio sull’uomo artificiale, Edizioni Theoria, Roma-Napoli,1985, pag.12.

3 Donna J.Haraway, Manifesto Cyborg, Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 1995, pagina 59.

4 Cfr. App e ormoni

#MeToo