Nel 2008 Google elaborava 20 petabyte di dati in un solo giorno. Dal 2000 al 2014 il volume di dati virtualmente in circolazione è passato da 2,2 a 650 Exabyte.

I Big Data sono un settore dell’informatica, in continua crescita, che si occupa di estrapolare, analizzare e mettere in relazione grossi quantitativi di informazioni spesso eterogenei.
Il bacino da cui vengono estrapolati i dati analizzati attraverso i Big Data è quello della sorveglianza, in prevalenza quella legata al web. Attraverso la sorveglianza qualsiasi azione può essere monitorata e, di conseguenza, analizzata.
La sorveglianza è sempre stata un mezzo potentissimo a disposizione dei governi più o meno dittatoriali, normalmente portata avanti dai servizi segreti nazionali, come ad esempio la Stasi, ma dall’11 settembre del 2001 ha potuto trovare una perfetta collocazione nel termine “sicurezza”, instillando all’interno dell’individuo un bisogno verso quelle restrizioni alla propria libertà che prima erano viste come una violenza. L’installazione di telecamere di sorveglianza nelle zone pubbliche cittadine ne è un chiaro esempio: siamo costantemente osservati nel nostro vivere, e questa pratica viene apprezzata e spesso addirittura richiesta nella speranza di poterci di nuovo sentire al sicuro.

In questo ambito sono interessanti alcune forme di performance come quelle svolte dal collettivo Surveillance Camera Players. Questo collettivo rivolge l’attenzione alle CCTV poste all’interno dello spazio pubblico, inscenando piccole rappresentazioni teatrali, come per esempio “1984” di Orwell, per gli occhi del “Grande Fratello”, ma soprattutto mettendo in risalto ai passanti la presenza del Grande Altro.

Performance di Surveillance Camera Players Nineteen Eighty-Four, 14th Street/Seventh Avenue subway station, 9 November 1998.

La “sicurezza” è diventata nell’ultimo ventennio un bisogno fondamentale, l’idea del terrorismo ci ha fatto accettare nuove telecamere negli spazi pubblici, controlli completi all’aereoporto, controlli random per le strade e, più in generale, restrizioni spesso immotivate alla nostra sfera di libertà.
Ma soprattutto l’”insicurezza” degli individui fa si che la richiesta di impronte digitali e riconoscimenti facciali da parte delle “nuove tecnologie”, come ad esempio negli attuali smartphone, diventi sinonimo di privacy e controllo della propria vita.

Anche in Italia, dopo più di venti anni di sperimentazione, dal primo gennaio 2019 è obbligatoria la carta d’identità elettronica, in cui, oltre ai dati presenti in passato, ci saranno anche due impronte digitali e lo SPID. Attraverso questi nuovi strumenti lo stato italiano avrà una profilazione quasi totale dei cittadini, tutte le comunicazioni con la pubblica amministrazione, compreso la parte sanitaria, potranno essere racchiuse nell’archivio digitale dell’individuo. Inoltre la scelta dell’attuale governo di investire risorse pubbliche nella creazione di un “Team per la trasformazione digitale”, con particolare attenzione nel settore dei Big Data, ci fornisce una chiara idea di quale sia il futuro del controllo statale in Italia.

Esempi come quelli della NSA, emersi negli ultimi anni, ci dovrebbero far seriamente riflettere sull’enorme potere potenziale di sorveglianza che stiamo regalando alle istituzioni pubbliche, ma al contrario lo vediamo sempre più come una necessità.

Nel lato virtuale della nostra esistenza, i Social Network rimangono archivi privilegiati da cui prelevare informazioni sugli individui, e sono gli individui stessi a svolgere gran parte del lavoro, aggiornando più o meno giornalmente, interessi, opinioni, fotografie, luoghi frequentati,... I dati estrapolati da questi network possono essere sfruttati a fini commerciali e non. Infatti l’utilizzo dei Big Data ha diversi utilizzi, ma quello più comune e sfruttato rimane quello commerciale, che ha lo scopo di valutare gli individui in base ai loro interessi per proporre, attraverso gli annunci commerciali sul web, i beni più adatti all’acquisto.

A questo proposito è recente il caso di Cambridge Analytica che, oltre ad aver illegittimamente raccolto dati attraverso Facebook (che a preso provvedimenti con tempi molto lunghi) a totale insaputa degli utenti coinvolti (e dei loro contatti), utilizzandoli nella campagna politica di Trump.

La scienza dei Big Data è un passaggio preliminare, analizzare i dati consente non solo di creare profilazioni, ma anche di capire cosa può interessare agli utenti ed ormai la logica commerciale ha completamente coinvolto anche la sfera politica nella quale le analisi di mercato sono diventate di gran lunga più efficaci di ideologie e programmi politici basati sulle necessità degli individui.
Il potenziale di questi dati potrebbe, con la giusta attenzione, anche aiutare a formulare nuove proposte di tipo non capitalista se solo ci fosse una corretta alfabetizzazione digitale, infatti, quando nelle teorie accelerazioniste si parla di “impadronirsi della tecnologia” ci si riferisce esattamente al fatto di sfruttare i nuovi metodi del potere per studiarlo e poterlo abbattere.

Da una parte controllo a fine governativo dall’altra analisi a fine commerciale, di due una: il fine è la sopravvivenza del capitalismo.

#CapitalistRealism